A Lozza, 1.200 abitanti alle porte di Varese, nel mese di giugno 2025 è accaduto qualcosa di significativo. Non un grande evento con nomi altisonanti, non un’operazione di immagine, ma un gesto semplice e coraggioso: un’intera comunità si è messa in gioco per organizzare il suo primo Festival dell’Intercultura.

In un tempo in cui il dibattito pubblico sull’immigrazione e sulla convivenza tra culture diverse si riduce troppo spesso a slogan e contrapposizioni, un piccolo comune ha scelto una strada diversa. Ha scelto di costruire ponti. E lo ha fatto non con le parole, ma con i fatti.

Un progetto nato dal basso

Il Festival non è stato calato dall’alto. È nato da un percorso condiviso, avviato nel novembre 2024 con un invito aperto a tutta la cittadinanza e ripreso nel febbraio 2025 durante la riunione annuale che l’Amministrazione comunale organizza con le quattordici associazioni attive sul territorio. In quell’occasione l’idea è stata lanciata come un seme: qualcosa di nuovo, mai tentato prima, da far crescere insieme.

Ed è proprio questo il primo elemento che merita attenzione: la sinergia tra istituzioni, associazioni e società civile. Un gruppo di lavoro aperto a famiglie, giovani e singoli cittadini ha costruito il programma attraverso un confronto autentico, talvolta vivace, ma sempre orientato alla ricerca di un percorso comune. La responsabilità operativa è stata affidata a una giovane donna del paese, non appartenente ad alcuna associazione, che ha aderito con entusiasmo. Un segnale chiaro: la partecipazione non è un privilegio di chi è già organizzato, ma un diritto e un’opportunità per chiunque voglia mettersi in gioco.

Intercultura come pratica quotidiana

Il programma del Festival ha tradotto in iniziative concrete il principio dell’incontro tra culture. Una cena indiana preparata dal ristorante gestito da una famiglia indiana residente a Lozza. Una serata dedicata alla cultura afghana, in riconoscimento della comunità afghana presente nel territorio. Un’esibizione di danza coreana delle spade da parte di un giovane concittadino con riconoscimenti internazionali. Un bagno sonoro con campane tibetane. La proiezione di un film sull’integrazione. Un torneo di calcio multinazionale frequentato da ragazzi di diverse nazionalità.

Non iniziative esotiche fine a sé stesse, ma momenti pensati per conoscere chi ci vive accanto, riconoscere nell’altro la nostra stessa umanità e scoprire che la diversità, quando è accolta e valorizzata, diventa ricchezza condivisa. A tutto questo si sono aggiunte proposte che guardavano alle radici della comunità: una storica corsa di auto d’epoca che per la prima volta ha attraversato il paese e, a chiusura del Festival, un docufilm sulla storia di Lozza realizzato da tre giovani del luogo, con le testimonianze dei cittadini.

La lezione politica di un piccolo comune

C’è una lezione politica in questa esperienza che chi si riconosce nella tradizione popolare non può ignorare. È la dimostrazione che la fraternità universale — quel principio che troviamo nella dottrina sociale della Chiesa, nell’enciclica Fratelli tutti, nella visione di Chiara Lubich — non è un’astrazione. È qualcosa che si può costruire, giorno dopo giorno, partendo dal livello più vicino ai cittadini: il Comune.

Il Festival dell’Intercultura di Lozza dimostra che le politiche pubbliche possono e devono essere strumenti di coesione sociale, non di divisione. Che l’inclusione non è una concessione, ma un investimento sul futuro della comunità. Che mettere in rete le associazioni, coinvolgere i giovani, aprire spazi di dialogo tra culture diverse non è buonismo: è buona amministrazione. Non servono grandi budget né strutture complesse. Serve la volontà politica di creare le condizioni perché le persone si incontrino, si conoscano, collaborino.

Il Premio Chiara Lubich per la Fraternità

La candidatura del progetto al Premio Internazionale Chiara Lubich per la fraternità è il riconoscimento di un percorso che ha saputo trasformare un’idea in un’esperienza concreta e significativa. Il 18 aprile 2026 l’Associazione Internazionale Città per la Fraternità ha conferito al Comune di Lozza la menzione speciale del Premio “Chiara Lubich per la Fraternità”.

“Un’iniziativa che valorizza la varietà di esperienze come patrimonio collettivo, promuovendo la rete tra realtà associative, il dialogo e la collaborazione. Costruire ponti, favorire inclusione e apertura all’altro diventano espressione concreta di fraternità universale. Un percorso che unisce intercultura e politiche pubbliche, educando la comunità a una cittadinanza attiva, inclusiva e orientata alla pace e alla giustizia sociale”.

Si riparte, con più convinzione

L’esperienza dell’edizione 2025 continua. Dal 7 al 14 giugno 2026 torna a Lozza il festival “Costruire Ponti”, che quest’anno si intitola La scoperta. Il programma è già online sul sito del Comune (https://comune.lozza.va.it/festival-intercultura-2026/): tante novità rispetto allo scorso anno, ma lo spirito non cambia — un incontro tra la nostra tradizione e culture di paesi e tempi diversi, da vivere insieme.

Chi crede nella politica come servizio, nella democrazia come partecipazione e nella fraternità come orizzonte, trova in questa esperienza la conferma che il cambiamento parte dai territori. Parte da chi, ogni giorno, sceglie di costruire ponti anziché alzare muri.