Abbiamo ricevuto questo commento che volentieri pubblichiamo.

1)   Il PD di Bersani, sostenendo il governo Monti, ha approvato politiche che sono altrettanto di destra di quelle messe in atto da Renzi, e forse anche di più, e questo toglie alla minoranza qualunque credibilità nella critica politica al segretario: il fatto che qualunque politica sia meno brutta quando la gestisci tu è una regola generale alla quale nessuno riesce a sottrarsi, ma la minoranza, se voleva essere credibile, non doveva votare l’italicum, la riforma costituzionale, il job act, la buona scuola e diversi altri provvedimenti di cui ti risparmio l’elenco, si sarebbe almeno evitato l’avvitamento più drammatico del centro sinistra italiano, ma tantè, sono nella sostanza piccoli uomini che meritavano la rottamazione.

2)Non mi pare che il PD a trazione comunista sia stato uguale a quello trazione renziana (non dico democristiana perché secondo me Renzi è difficilmente catalogabile come tale): l’inclusione era molto maggiore, come pure la capacità di sintesi delle due diverse anime, e infinitamente più grande era la capacità di gestire le mediare i conflitti. A me non pare che ciò dipendesse dall’arrendevolezza dei centristi, che anzi hanno potuto ricoprire ruoli importanti e spesso decisivi durante le stagioni dell’Ulivo e del PD fino all’arrivo di Renzi, e certo non sono stati limitati al diritto di tribuna. Mi pare anche che in quegli anni non ci fossero sostanziali divergenze di linea politica fra sinistra e centristi, se non occasionalmente su temi etici, ma al massimo problemi di spartizione del potere, che mai hanno azzerato le due identità; incidentalmente sottolineo che l’anima popolare e quella socialdemocratica, che di comunisti fortunatamente non ce ne sono più da una vita, non sono mai state inconciliabili. Detto in altri termini, non mi pare che in quegli anni fossero pochi i posti assegnati ai “pochi superstiti del moderatismo” (probabilmente erano persino superiori al loro peso elettorale), e non mi pare neppure che non fossero moderate le politiche dell’Ulivo e del PD, anzi…

3) Renzi è stato un evento nuovo e inaspettato per tutti, determinato dal logoramento del centro sinistra e dalla disastrosa prova di Bersani, che ha reso inevitabile la rottamazione della vecchia classe dirigente; ciò detto: a) il carattere può essere un tema della politica se è divisivo; b) Renzi il diritto di tribuna lo riconosce solo in modo simbolico, tanto che riesce a litigare persino con Del Rio; c) il valore della leadership è legato all’autorevolezza e non all’autorità, alla capacità di convincere e non di sconfiggere, alla capacità di sintesi dei principi piuttosto che alla loro riduzione all’unità, e infine alla capacità di svolgere ragionamenti dotati di complessità, e non tarati sul populismo più banale e semplicistico, ne avesse azzeccato uno!

4)  Renzi non è un moderato, è chiaramente un estremista, magari di centro, ma un estremista, che per buona misura gioca in continuazione con l’idea del “dopo di me il diluvio”, e difatti alla fine piove sempre; è fin troppo facile vederlo nel metodo, ma si è visto spesso anche nel merito: la riforma costituzionale e l’italicum erano norme estremamente radicali, che oltre ad essere passabilmente sgangherate, e a mio parere pure sbagliate, scontavano l’effetto di invelenire l’elettorato di sinistra e di essere indigeribili per l’elettorato di destra (se c’è una cosa che gli italiani non tollerano, oltre alla sinistra, è essere governati, a noi l’uomo forte serve solo a garantirci il liberi tutti). C’è moderazione nel volerle imporre manu militari, se il tuo consenso elettorale è fermo al 41%? A me pare una forma di avventurismo politico, una sorta di giro fra i conflitti per riattizzarne il fuoco, insomma, una follia…

5)   Accusare la sinistra del PD di non accettare le regole democratiche, di essere inaffidabile e di non voler fare i conti con la propria storia mi pare ingeneroso; che siano talenti politici di basso profilo mi sembra evidente, ma il problema non sono i dirigenti della sinistra PD inadeguati e legati alla poltrona, il problema sono gli elettori finiti a Grillo o nell’astensione, che ci sono andati perché il PD ha smesso di essere una casa comune per milioni di cittadini. Non c’è regola democratica che valga quando di una politica non si condivide nulla, ci si separa e basta, ed è quello che sta succedendo, che, anzi, è già successo.

6) Era inevitabile? Penso di no, ma disgraziatamente le parti in commedia sono tutte recitate da uomini che hanno dimostrato di non esse all’altezza, tutti quanti, e il risultato sarà una rovinosa sconfitta, della sinistra a causa della sua mancanza di credibilità e dl suo peso rmai trascurabile, e di Renzi in ragione della sua supponente convinzione di poter governare contro tutti senza sapere bene per fare cosa: la banalizzo, non bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che Trump ha vinto contro una rezina d’America? Non scomoderei le regole della democrazia, sono solo degli idioti…