Domani i giornali si soffermeranno giustamente sul protagonista del Lingotto: Mattero Renzi.
Dobbiamo invece alla sensibilità ed all’intelligenza di un amico l’averci segnalato il bell’intervento dell’ex Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer. Ascoltandolo si capisce perché il progetto del PD, sebbene sia nato, come sottolineano in molti, da una fusione fredda, possa ancora diventare un progetto “caldo”, una passione che ci unisce. Lasciamo a ciascuno di voi il piacere di ascoltare l’intero intervento (cliccando sul link in basso) e di riflettere sulle parole appassionate del saggio professore. Vorremmo però lanciare, a “caldo” tre provocazioni.
La prima: la politica è la responsabilità del “fare” e non solo del discutere. Lasciamo ad altri, come dice Berlinguer, la logorrea del continuo parlarsi addosso, gli ideologismo senza costrutto. A noi spetta farci carico dei problemi della società e cercare di risolverli. Si tratta di un imperativo etico che deve orientare l’azione politica e che richiede per questo un forte senso di responsabilità. La politica non è solo la rappresentazione del proprio pensiero ma è la sua trasposizione in proposte, azioni concrete, capaci di migliorare il vivere quotidiano. Il potere è il mezzo per trasformare la realtà, migliorandola, se così non è il suo esercizio perde di legittimazione.
La seconda provocazione è che il dibattito politico esige rispetto reciproco. Rispetto per chi dissente (non rottamiamo più per favore) ma anche rispetto per chi ha la responsabilità ultima di fare sintesi, di decidere ed agire. Tornano di attualità le parole di Dietrich Bonhoeffer: “Le quantità si contendono lo spazio, le qualità si completano a vicenda.” (“Resistenza e resa”). Solo così si può ricostruire una comunità politica realmente basata sul confronto e sul dialogo.
Il terzo pensiero che viene alla mente ascoltando l’anziano professore è che occorre ridare sobrietà alla politica. Sicuramente politici più sobri aiuterebbero a ridare credibilità alla politica.
Diceva Martinazzoli di se e di Don Primo Mazzolari, parlando delle loro comuni origini padane: «Sarei tentato di definire questa cifra lombarda come una sobrietà dell’intelligenza. Non un’angustia, non un rifiutarsi alla passione e alla fantasia, ma la compiutezza, difficile e placata, di una conoscenza intera, di un’ostinata esperienza. Delle cose, degli uomini, dell’eccezione, della regola, della fatica e della festa, della lunghezza e della misura». Ma abbiamo anche bisogno di maggiore qualità, di persone capaci. In questo senso, chi intende proporsi dovrebbe avere l’umiltà ed il coraggio di chiedersi: ma c’è qualcun altro che potrebbe fare meglio di me? Se c’è, allora mi faccio da parte e mi do’ da fare perché sia questa persona ad essere eletta. Pensiamo prima al bene comune, al bene delle istituzioni e del nostro Paese e ciò renderà sicuramente più credibile la politica ed i politici.

