A cura di Fabio Passera

La storia politica della nostra provincia è intrisa di storie belle e profonde, che meritano di  essere raccontate. Nella seconda metà del secolo scorso nacquero e si affermarono figure di uomini e donne capaci di scrivere pagine nuove e inattese per le loro Comunità.
Lo fecero spesso traendo linfa dalla loro formazione cattolica, sulla spinta di famiglie che nel Dopoguerra seppero trovare slancio e vitalità per la nuova Repubblica nata dalle ceneri del Fascismo e della guerra. Oggi vogliamo ricordare l’impegno e l’esempio lasciatoci da Antonio Franzetti, morto a 82 anni lo scorso 18 dicembre 2024. Nato a Gemonio il 18 Settembre 1942, iniziò giovanissimo il suo impegno pubblico a soli ventuno anni, quando con l’amico di sempre Guelfo Ravani fondò la prima Sezione della Democrazia Cristiana del suo paese natale. A inaugurare quella nuova cellula del Partito intervenne l’Onorevole Pio Alessandrini, accompagnato dal Segretario Provinciale Dc, il compianto Adalberto Cangi. Una carriera fulminante: Franzetti divenne il Segretario cittadino, sulla spinta e grazie all’incitamento del Vicario parrocchiale che in quel tempo viveva il suo Ministero proprio lì, nel centro della Valcuvia. Il nome di quel Sacerdote era don Pierangelo Livio, che fu trasferito dopo poco tempo ad altro incarico ma che lasciò in quella Comunità un segno indelebile.
Antonio Franzetti nel frattempo frequentò con profitto l’Accademia di Brera a Milano, per poi tuffarsi nella carriera di insegnante di Belle Arti nella scuola dell’obbligo: una professione e una passione che lo accompagnarono tutta la vita. Nel 1985 l’idea di candidarsi per il Consiglio Comunale di Gemonio alla guida di un nuovo gruppo di amici che intendeva imprimere un profondo cambiamento alla vita del paese, pigramente adagiato attorno a figure che da anni reggevano le sorti del Municipio.
Un’impresa ardua, che necessitava di un colpo di teatro capace di dare una scossa profonda a tutto l’ambiente. Ecco l’idea di siglare un accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Per Antonio un gesto di coerenza rispetto a una propria formazione politica imperniata sull’impegno sociale, vissuto all’interno della sinistra DC. Una scelta, quella di interpretare in chiave locale il famoso “compromesso storico”, che creò parecchi imbarazzi nelle stanze della Segreteria Provinciale di Varese dello Scudo crociato, che tentò in ogni modo di scongiurare quella nefasta idea. Idea che invece si rivelò vincente, portando la lista di Antonio Franzetti a vincere di soli quattro voti contro l’ex Sindaco Francesco Rosaspina.
Da lì iniziarono diciannove lunghi anni, suddivisi in quattro mandati consecutivi, in cui Franzetti guidò con mano sicura il Comune di Gemonio, fino al 2004.
Il tratto distintivo di Franzetti resta il profondo rigore morale che lo guidava nel suo agire, un rigore che la gente dimostrò di apprezzare profondamente, coniugato alla visione del Cristianesimo inteso come modo di vivere i rapporti con le persone e i loro bisogni.
Nel 2005, alla morte del famoso compaesano Floriano Bodini, Antonio riprese la sua attività artistica appresa a Brera in giovane età e dedico il resto della sua vita a questa nuova passione che gli riservò ancora tante soddisfazioni. Nel 2010 tentò l’elezione al quinto mandato, che questa volta non si rivelò però vincente.
Da allora rimase la passione per la politica, quel suo discorrere pacato ma convinto. Diretto, senza fronzoli. La vicinanza con il Partito Democratico, considerata la naturale continuazione della sua esperienza politica: questa volta più defilato, senza però mai perdere la sua lucidità di analisi e di incitare i più giovani all’impegno quotidiano. Di Antonio Franzetti resta il ricordo di un uomo tutto d’un pezzo, capace di coniugare impegno e famiglia, arte e politica.
Un uomo per bene. Un popolare vero.