Psicoterapeuta – Direttore della Fondazione Istituto La Casa di Varese
La cronaca recente ci mostra giovani sempre più in difficoltà nel diventare adulti, schiacciati da un futuro percepito come incerto e minaccioso. La violenza è solo uno dei volti di questo disagio; l’altro, più silenzioso ma diffuso, è la rinuncia al futuro: ragazzi sospesi in un’attesa senza orizzonte. In Italia nel 2024 circa il 15,2 % dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non frequenta percorsi di formazione, una quota tra le più alte dell’Unione Europea e superiore alla media Ue (circa 11 %). Si tratta di oltre 1,3 milioni di giovani in questa condizione.
Il giovane oggi non è soltanto il portatore di un problema né colui che si esprime attraverso comportamenti violenti. La vera domanda che noi adulti dovremmo porci è un’altra: i giovani sono il seme del futuro o il sintomo di modelli familiari e sociali disfunzionali? Sono forse lo specchio di adulti che faticano a guardare avanti, intrappolati in un passato idealizzato e in un presente che non riesce a trovare risposte?
La violenza è un linguaggio. Nasce prima nel pensiero, nell’immagine e nella fantasia e solo successivamente diventa azione. Oggi però molti giovani faticano a immaginarsi nel futuro e a dare parola alle emozioni. Quando l’emozione non trova spazio di riconoscimento, diventa agito.
Come psicoterapeuta e direttore di un consultorio familiare, condivido la lettura proposta da Matteo Lancini, che invita a interpretare questi comportamenti non come semplice trasgressione, ma come espressione di una sofferenza profonda. La violenza giovanile oggi è sempre meno rivolta contro l’adulto o il sistema e sempre più contro sé stessi o contro i pari. È il linguaggio di emozioni non ascoltate.
Di fronte a questo disagio, la risposta adulta rischia spesso di essere l’inasprimento delle regole e delle sanzioni. Comprendo il bisogno di sicurezza, ma le misure repressive non curano la radice del problema. Il disagio giovanile è prima di tutto una questione adulta.
È in questa prospettiva che, come Fondazione la Casa, dal 2022 abbiamo aderito ad una sperimentazione regionale denominata Centri per la famiglia. Negli oratori di Bisuschio, della Kolbe, di San Fermo a Varese e nello spazio ascolto Caritas di Malnate sono stati attivati sportelli di ascolto rivolti ai ragazzi tra gli 11 e i 21 anni alle loro famiglie. L’obiettivo è essere antenne sul territorio per intercettare precocemente il disagio e, soprattutto, creare luoghi di incontro non connotati esclusivamente dal senso della cura, ma vicini ai cittadini, accessibili e riconoscibili.
Sono spazi pensati per favorire lo scambio tra generazioni, avvicinare giovani e adulti, rompere il muro della solitudine e lavorare sul senso di vicinanza e solidarietà tra età diverse. Perché la prevenzione passa prima di tutto dalla relazione.
La sfida che abbiamo davanti non è solo contenere il disagio giovanile, ma ridare senso al nostro essere adulti. In un tempo segnato da incertezza e smarrimento, ciò di cui i giovani hanno più bisogno non sono risposte preconfezionate, ma adulti capaci di stare in relazione, di restare presenti e di farsi testimoni di speranza.
Una speranza che non passa dalle parole, ma dalla cura quotidiana dei legami, dall’ascolto autentico, dalla capacità di riconoscere l’altro come persona. È nella qualità delle relazioni che si costruisce la possibilità di un futuro condiviso.

