Mons. Delpini “Discorso alla Città” 7 dicembre 2025 – La prima crepa: I giovani

Mons. Delpini nel discorso alla Città del 7 dicembre scorso ha indicato tra le cinque crepe la condizioni giovanile. Osservava l’Arcivescovo: ”Alla crisi demografica si accompagna il timore per il futuro da parte dei sempre più numerosi anziani e la crisi dei giovani che faticano a diventare adulti”… […] … “La mancanza di speranza e di motivazioni genera sfiducia e smarrimento“. Ed ancora: “Il fenomeno ha proporzioni drammatiche e troppe persone e istituzioni non ne sono adeguatamente consapevoli. E ci sono genitori, insegnanti, educatori che sono angosciati per la loro impotenza di fronte a giovani che non si sa come aiutare.”.

Mai parole sembrano esser più attuali,è di questi giorni la notizia drammatica di un giovane che a scuola accoltella un suo coetaneo per futili motivi.

Uno dei volti di questa crisi è la violenza, l’altro volto sembra essere la rinuncia al futuro.

E’ in aumento il numero di ragazzi che non studiano e non lavorano (acronimo di “Not in Education, Employment or Training”). L’Italia ne conta oltre 2 milioni, di cui circa 254.000 residenti nella sola Lombardia. Avvertono gli esperti che vivere la condizione di Neet, soprattutto per un periodo di tempo prolungato, genera conseguenze che si ripercuotono in molteplici ambiti della vita: dalla salute e benessere psicologico, alla capacità di compiere scelte con piena autodeterminazione.

Sembra esserci un legame tra violenza ed incapacità di proiettarsi nel futuro. Senza aver la pretesa di volere affrontare in modo esaustivo questo tema, proviamo a coglierne qualcuno degli aspetti che lo connotano, rileggendo alcune riflessioni espresse dal prof. Matteo Lancini, apparse sui quotidiani in questi giorni a commento dei fatti di La Spezia.

Su “La stampa” del 17 gennaio Matteo Lancini1osserva che “la violenza giovanile non è quasi mai l’espressione di un conflitto generazionale. Nonostante l’evidente disinteresse adulto nei riguardi del presente e del futuro dei più giovani, il gesto violento è sempre più spesso rivolto contro se stesso o contro i coetanei”2. Sempre lo stesso autore intervistato da Repubblica, afferma “Le nuove forme di violenza giovanile sono legate a una disperazione profonda, a emozioni non espresse. Quando le emozioni non vengono espresse, in adolescenza diventano agito. A volte sono atti di autolesionismo e se ne parla di meno. Altre violenza contro gli altri che leggiamo nella cronaca dei giornali” 3.

Ma cosa possono fare gli adulti e le istituzioni per aiutare i giovani a costruire un futuro? La prima soluzione a cui sembra semplice ricorrere è di introdurre regole più severe (il decreto sicurezza prevede sanzioni penali per chi gira armato). Sicuramente una misura repressiva può essere utile, ma è davvero efficace come deterrente la minaccia del cinque in condotta o la multa di qualche migliaio di euro ai genitori che non si preoccupano di evitare che il loro figlio esca di casa e vada a scuola con un coltello?

Avverte Lancini: “Ecco allora diffondersi una visione semplicistica e terribilmente tranquillizzante. Le nuove generazioni sono troppo coccolate, amate e protette. Sono mancati limiti e regole, la cui assenza, insieme all’utilizzo precocemente smodato di internet, ha spinto i ragazzi di a comportarsi in modo arrogante e violento. Pensano di poter fare quello che vogliono e vivono in un’alterazione della realtà causata dai social e dai video giochi.”

Quindi la soluzione al disagio giovani, è: più regole, più sanzioni e meno protezione da parte degli adulti?

Matteo Lancini non sembra condividere: “Non servono multe e repressione ma un adulto autentico capace di stare in relazione. L’umanità ha bisogno di un’alfabetizzazione emotiva degli adulti, di una nuova democrazia degli affetti. Non di nuove forme di prevaricazione adulta, spacciate per interventi educativi e normativi che ridurranno la disperata violenza giovanile”.

Il prof. Lancini suggerisce: “Mentre la giustizia farà il suo corso, il nostro compito è quello di provare a fare in modo che la morte di un ragazzo a scuola per mano di un suo compagno si trasformi in un’occasione di sviluppo della consapevolezza e della responsabilità adulta. L’unica possibilità che ci resta per provare a dare senso a un evento così angosciante e terrificante. Dare senso alla vita mentre domina la morte … […] … Le politiche individualistiche, aggressive ed intimidatorie e violente proprie di questa epoca è altamente probabile contino qualcosa. Viviamo nel regno del Sé, dell’affermazione autocratica del proprio pensiero e del proprio sistema etico valoriale fino alla negazione del valore pensiero , e del diritto a esistere dell’altro. I modelli di identificazione proposti quotidianamente dagli adulti contano qualcosa. Così come conta l’impossibilità generazionale di esprimere sentimenti spiacevoli per gli adulti”4.

Nell’intervista di Repubblica, l’autrice Valeria Pini chiede a Lancini: “Non siamo capaci di ascoltare i nostri ragazzi?” Il docente milanese risponde così:“Li ascoltiamo di più di quanto lo facevano con noi i nostri genitori ma tutto dipende da come lo si fa. Le loro ansie e paure ci disturbano. Abbiamo chiesto loro di non provare quelle emozioni che ci disturbano. E, dopo averli privati delle emozioni, vogliamo anche togliere loro internet. Diamo ogni colpa delle loro fragilità ai Social e al web. Ma dire questo sfiora il bullismo. Abbiamo punito i giovani che si ritiravano alla maturità, perché non accettiamo che esprimano un disagio. Anche qui non si accettano le loro manifestazioni di dissenso sulla proposta adulta”5

Torna sul tema dell’ascolto Lancini sul La Stampa: “Queste sono generazioni ascoltate a modo nostro. Un ascolto selettivo che non consente l’espressione di emozioni disturbanti come la rabbia, la tristezza e la paura.

Quindi la soluzione non vanno cercate solo nell’inasprimento della sanzioni o nella previsione di nuovi reati ma nel rilanciare occasioni di crescita innanzitutto per gli adulti, per i genitori nell’aiutarlo a relazionarsi con i giovani. Cosa possono fare le istituzioni locali, i comuni, la scuola e le parrocchie? Cerchiamo di approfondire e di capire quali esperienze sono già attive nelle nostre comunità. Di seguito pubblichiamo l’intervento di un esperto (Giuseppe Tarantino psicologo Direttore dell’Istituto La Casa di Varese ), di un operatore pastorale (?) e di un amministratore locale (Roberto Molinari Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese).

Per approfondire il tema:

Matteo Lancini: “https://minotauro.it”; “https://matteolancini.it” – Libri: “Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti (Raffaello Cortina, 2025).” di Matteo Lancini6

Fondazione Centro per la Famiglia – Istituto la Casa Onlus di Varese: https://lacasadivarese.it/

Aggiornamenti Sociali:

“Esplode il disagio giovanile, nell’era del digitale in crisi un adolescente su due”

di Maurilio Fina – Istat e Censis raccontano il disagio dei giovani di oggi in Italia. Una fotografia precisa di molti malesseri – 27 Novembre 2024 i (https://www.glistatigenerali.com/salute/salute-mentale/istat-censis-disagio-giovani/)

1Matteo Lancini (https://matteolancini.it/ ) è uno psicologo e psicoterapeuta, docente all’Università Milano-Bicocca e alla Cattolica di Milano, autore di: “Chiamami adulto” (Raffello Cortina ed.), fra i massimi esperti di disagio giovanile.

2Articolo di Matteo Lancini “La violenza giovanile non si cura con le multe l’unica strada è ridare un senso alla vita” da La Stampa del 17 gennaio 2026;

3Da “La Repubblica” – Salute (https://www.repubblica.it/salute) del 16 gennaio 2026. Intervista di Valeria Pini.

4Articolo di Matteo Lancini “La violenza giovanile non si cura con le multe l’unica strada è ridare un senso alla vita” da La Stampa del 17 gennaio 2026;

5Da “La Repubblica” – Salute (https://www.repubblica.it/salute) del 16 gennaio 2026. Intervista di Valeria Pini.

6Matteo Lancini è un Psicologo e psicoterapeuta. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. È docente di “Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto” presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e di “Psicologia clinica” presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano. All’interno del Minotauro dirige il Master “Prevenzione e trattamento della dipendenza da internet in adolescenza”, coordina la Sezione Adolescenti del Centro di consultazione e psicoterapia e insegna nella Scuola di formazione in Psicoterapia dell’adolescente e del giovane adulto. Come consulente scientifico ha contribuito alla stesura delle premesse per la realizzazione del Piano Adolescenza (2018-2020) della Regione Emilia Romagna. Attualmente è membro del gruppo di lavoro tematico sulla dispersione scolastica (2021-2023) dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia del Miur. È membro dei seguenti comitati scientifici: Cremit (Centro di ricerca sulla educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia) dell’Università Cattolica di Milano, Pearson Academy, Psicologia Contemporanea. È autore di Giovane adulto (con F. Madeddu; Raffaello Cortina, 2014), Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti (Mondadori, 2017),  Cosa serve ai nostri ragazzi (UTET, 2020) ha curato Il ritiro sociale negli adolescenti (Raffaello Cortina, 2019), L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti (Raffaello Cortina, 2021), Sii te stesso a modo mio (Raffaello Cortina, 2023), Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti (Raffaello Cortina, 2025).