Il Corriere della Sera di oggi ci offre un’interessante riflessione. L’occasione è data dalla presentazione del libro del linguista Giuseppe Antonelli dedicato al prof. Tulio De Mauro. L’autore chiosa “senza una visione l’italiano non può rinascere“. Dove per “italiano” si intende la lingua italiana. L’articolista ci spiega che <<Leggendo pagina 55 …… si afferra anche la chiave dell’intero volume: «In un’intervista del febbraio 2013, Tullio De Mauro metteva in relazione l’alta diffusione dell’analfabetismo di ritorno con il fatto che “molti sono spinti a votare più con la pancia che con la testa”». Più analfabetismo, più semplificazione priva di idee ma ricca di facili e vuoti slogan: dunque meno consapevolezza civile. Chi ama questo Paese, e magari tiene alla democrazia conquistata dai padri spesso a costo della vita, si preoccupa leggendo che il confronto «ha lasciato il proprio spazio alla narrazione, diventata in questi anni l’elemento centrale nella lingua dei politici. Le parole mirano a colpire l’istinto dei lettori, i loro sentimenti». >>. Continua il Corriere della Sera <<Antonelli passa poi ad esaminare lo stile di Renzi al quale riconosce la grande disinvoltura con cui sa muoversi nell’immaginario pop «che rappresenta l’unica forma di cultura condivisa dalla maggioranza degli italiani» facendone «una modalità di comunicazione totalizzante, ambientando in quell’immaginario tutta la sua narrazione».>>. Ed infine conclude l’articolista: <<“Se ne può uscire? …. Antonelli suggerisce il semplice ritorno alla concretezza dei fatti: «Per funzionare, la narrazione non dev’essere mai disgiunta dalla visione. Visione, va da sé, del futuro del Paese nitida, lineare, condivisibile da una maggioranza degli elettori. E allora, perché non provare a spostare la nozione di chiarezza dalla forma al contenuto». Dunque «l’elaborazione di un nuovo linguaggio è impensabile senza l’elaborazione di un progetto politico innovativo». Rem tene, media sequentur , conclude Antonelli attualizzando il motto latino. Prima i fatti, poi le autostrade mediatiche.>>
L’articolo in se suggerisce riflessioni interessanti. Tuttavia leggendolo mi è venuto da sorridere. Infatti, il ragionamento non torna: come si può immaginare che in un sistema democratico i fatti possano essere realizzati prima di aver acquisito il consenso? Ed ancora, come si può affermare che Renzi non abbia una visione e non abbia un progetto giudicandolo solo dal suo linguaggio?
In conclusione mi domando: non siamo stufi di questi luoghi comuni?
In questo Paese tutti sanno fare il mestiere degli altri sopratutto se si tratta di calcio o di politica. Forse bisognerebbe ricominciare a rispettare le competenze, abbassare i toni e dare maggiore tempo e fiducia a chiunque cerchi di portare avanti un compito e/o un progetto connotati da un minimo di complessità!

