Mi pare un po’ semplicistica la lettura di Panebianco, non so se anche di Giavazzi e Barbieri, che assimila burocrazia e magistratura, come se non fossero l’una essenzialmente uno strumento del potere esecutivo, e l’altra un autonomo potere dello Stato, garantito dal suo rango costituzionale e ancor di più da un fondamentale principio di filosofia del diritto, che è quello della separazione dei poteri. Ciò naturalmente non esclude che l’una e l’altra possano avere delle simili patologie, ad esempio l’autoreferenzialità, ma esclude a mio parere che possano essere affrontate nello stesso modo, perchè limitare il potere della magistratura non equivale certo a limitare quello della burocrazia. Ciò detto, è vero che oggi il rapporto fra politica e burocrazia è squilibrato, ma questo dipende in primo luogo dalla debolezza della politica, il cui vuoto è stato riempito dalla burocrazia, non perchè sia partita lancia in resta alla conquista del potere, ma semplicemente perchè il vuoto lascia “naturalmente” spazio all’acqua che lo circonda. Non so come nelle condizioni date si possa uscire dal problema, e quindi non propongo soluzioni, ma so che le soluzioni proposte mi lasciano perplesso, per diversi motivi. In primo luogo non credo che ci sia un problema di separazione dei poteri, quanto meno fra politica e burocrazia, e quindi abbandonerei questa strada. Secondariamente non penso che la soluzione stia in un indebolimento della burocrazia, che nel caso sarebbe più utile il suo contrario, ma in un superiore rafforzamento della politica, che è regredita a livello di repubblica bananiera per sue responsabilità intrinseche, e non a causa di fattori esterni; Come non saprei dire. Infine immagino che nessuna vera soluzione verrà al problema, anche in condizioni meno drammatiche, fino a quando non risolveremo l’equivoco di fondo che mina il rapporto fra politica e burocrazia, oggi avvelenato dall’immenso potere gestionale di dirigenti sottoposti al ricatto della nomina politica: nella sostanza noi abbiamo una specie di spoil system che si applica a burocrati di carriera, cosa che non dovrebbe esistere in natura. Sui due punti che aprono e chiudono il blog mi verrebbe invece da dire che vi è una garanzia di assoluzione per gli imputati, visti i precedenti, e che l’idea di Cassese è assolutamente strampalata, in linea con altre originali banalità che mi pare di avergli sentito dire, ma forse mi fa velo un certo pregiudizio, se pur inferiore a quello che nutro nei confronti di Panebianco. Sulla domanda finale invece azzardo una risposta: secondo me non succede nulla di più drammatico di quello che succederebbe se la macchina burocratica assecondasse le scelte della rappresentanza politica democraticamente eletta, perchè la reciproca povertà dei due attori garantisce danni equivalenti, e io non ho una concezione così sacrale della democrazia da farmi attribuire alcun valore salvifico al meccanismo elettorale. Alla fine credo che la debolezza della politica dipenda dalla crisi dei partiti, che a sua volta si lega alla crisi della società, e se non si ricostruisce un meccanismo di selezione della classe dirigente che qualifichi il prodotto finale della democrazia, è forse persino meglio che alla gestione della cosa pubblica ci pensi una élite del sapere tecnico-economico-giuridico: il vero problema è che neppure loro sono un gran che…